Marijuana VIP: Dennis Peron


Marijuana VIP: Dennis Peron

Negli Stati Uniti, per molti consumatori di cannabis acquistare marijuana per uso personale è ora possibile grazie ai dispensari legali. La cannabis è molto meno stigmatizzata oggi, rispetto a una decina di anni fa, con una maggiore, per quanto lenta, accettazione da parte della società. Non è sempre stato così e, se non fosse stato per la passione e la dedizione di incalliti sostenitori della cannabis, oggi non potremmo godere di questa maggiore libertà.

Uno di questi pionieri è stato, senza dubbio, Dennis Peron, “il padre della cannabis terapeutica”. Il suo spirito altruista ha spianato la strada al libero consumo e alla vendita legale di cannabis terapeutica, una libertà di cui oggi possiamo godere in alcuni Paesi.

Purtroppo Dennis è morto il 28 gennaio 2018 e, mentre in molti stanno soffrendo per la sua perdita, noi abbiamo deciso di onorare la sua memoria ricordando il profondo e indimenticabile segno che le sue azioni hanno lasciato all’interno della comunità cannabica.

CHI ERA DENNIS PERON?

Nato nel Bronx, New York City, Dennis crebbe a Long Island. Nel suo libro autobiografico, “Memories of Dennis Peron”, parla di se stesso come di un “ragazzo gay di Long Island che ha sognato l’Air Force per allontanarsi da casa durante la guerra del Vietnam”. E fu proprio in Vietnam che sperimentò per la prima volta la cannabis e le sue potenzialità.

Una volta rientrato, l’epidemia dilagante di AIDS stava affliggendo la comunità LGBT (comunità gay) di San Francisco. Determinato a fornire il proprio aiuto, vide fin da subito nella cannabis un sostegno ai malati di AIDS. Prendendo in mano la situazione, Dennis incominciò a vendere marijuana nei negozi di Castro, per aiutare i suoi amici in un momento di necessità.

Quella contro l’AIDS è una battaglia che Dennis combatterà per tutta la vita, da quando al suo compagno Jonathan West venne diagnosticata la malattia, che lo portò alla morte nel 1990.

L’ARRIVO DELLA MARIJUANA TERAPEUTICA

Spronato dal suo desiderio di essere di aiuto e di supporto per il prossimo, incominciò a promuovere l’uso di cannabis come strumento terapeutico, piuttosto che per gli scopi ricreativi oggi amati da molti di noi. Da quel momento, ha instancabilmente sostenuto e promosso il suo consumo nell’assistenza dei malati.

In un’intervista esclusiva a Herb.co, Peron ha dichiarato che la “Marijuana è una medicina, non un gioco. La marijuana terapeutica non sballa, ma rende normali. Fa sentire completi”.

Dennis sapeva che non avrebbe vissuto a lungo e, insieme ad altri due eminenti membri della comunità della cannabis, il Dott. Donald Abrams e Mary Jane Rathbun, ottenne un’importante vittoria e lasciò un segno indelebile nella storia della cannabis.

Fu lui a portare alla stesura della Proposition 215. Ma la strada percorsa fino a quel momento fu lunga: Dennis dovette combattere duramente per molti anni con le forze dell’ordine prima di arrivare a questa vittoria.

IL CANNABIS BUYERS CLUB

La principale battaglia legale di Dennis ebbe come risultato l’apertura del primo dispensario di cannabis degli USA. Il “Cannabis Buyers Club”, nome piuttosto appropriato, aprì le sue porte nel 1992 grazie all’aiuto di uno sparuto gruppo di attivisti, con l’intento di fornire alla comunità di San Francisco cannabis terapeutica.

Anche se con il tempo il nome mutò prima in Cannabis Cultivators Club e successivamente Cannabis Healing Club, l’obiettivo rimase invariato. Per quanto Dennis avesse ben chiare le sue convinzioni, le forze dell’ordine locali vedevano le cose in maniera differente.

La passione di Dennis, il suo sostegno e il club da lui fondato lo gettarono in acque agitate non solo una, ma ben tre volte nel corso degli anni. Venne, infatti, arrestato dalle autorità nel 1978, nel 1990 e nel 1996.

Si scontrò diverse volte con la legge, ma neanche un proiettile conficcato in una gamba lo convinse ad abbandonare la battaglia. Consapevole di poter fare di più, concentrò tutta la sua energia per arrivare a quella che possiamo considerare una pietra miliare, il “Compassionate Use Act”.

PROPOSITION 215

Probabilmente la conquista più importante di Dennis fu la Proposition 215, ovvero la legalizzazione della cannabis per scopi terapeutici in California. Battendosi senza tregua, cercando supporto da chiunque gli desse ascolto, ottenne un successo personale con la Proposition 215 (The Compassionate Use Act). E quel giorno entrò di diritto nella storia della comunità della cannabis.

Il 5 Novembre 1996 la proposta di legge venne approvata salvaguardando “i diritti giuridici dei pazienti e dei loro assistenti in possesso di marijuana terapeutica, a fronte di una prescrizione da parte di personale sanitario, senza incorrere, pertanto, nelle leggi anticrimine applicate alla coltivazione e al possesso di marijuana”.

Il 55% degli elettori votò a favore del Compassion Act, gesto assolutamente impensabile senza la costanza e la perseveranza di Peron.

Fu la nascita di un movimento, un movimento che lentamente dilagò per tutti gli Stati Uniti, dimostrando che con l’impegno la cannabis può essere legalizzata come medicinale.

DENNIS PERON: LA SUA EREDITÀ OGGI

Fu così che si giunse al 2015, con 2174 dispensari di cannabis terapeutica attivi in California. Nessuno di questi 2174 esisterebbe oggi se non ci fosse stato Dennis Peron. I membri della comunità della cannabis hanno un debito di gratitudine nei suoi confronti.

Non solo loro, però, ma tutti quelli che innegabilmente hanno giovato di un simile risultato, raggiunto con la cannabis terapeutica. Se le azioni di Peron ci hanno lasciato un insegnamento, è che quando si ama e si crede in qualcosa, anche un singolo individuo può condurre il cambiamento.

Dennis trascorse i suoi ultimi giorni di vita nella sua fattoria dai 20 acri coltivati a cannabis, nei pressi di Clear Lake, in California. Ottenne finalmente il riconoscimento dei propri sforzi da parte del Collegio dei Revisori dei Conti di San Francisco che, nel 2017, lo premiò con un certificato d’onore dedicato, giustamente, al “padre della cannabis terapeutica”.

Riposa in pace, Dennis Peron.