La storia dei semi di cannabis autofiorenti


La storia dei semi di cannabis autofiorenti

Come suggerisce il nome, le piante di cannabis autofiorenti sono particolari varietà di marijuana che avviano la loro fioritura automaticamente, dopo un determinato periodo di tempo.

Normalmente, la fioritura delle piante di cannabis dipende dalle ore di luce da esse ricevute durante il giorno. La maggior parte delle varietà di cannabis inizia infatti a fiorire quando le ore di luce diminuiscono. In natura questo fenomeno avviene solitamente verso fine estate, inizio autunno, quando le giornate si "accorciano".

Tuttavia, nelle colture indoor sono i coltivatori a dover impostare le ore di luce delle lampade per "forzare" la fioritura delle piante. Ciò consiste nel passare da un ciclo di luce 18/6 (ovvero 18 ore al giorno di luce accesa e 6 di buio) ad uno di 12/12.

Le varietà autofiorenti, invece, fioriscono quando raggiungono una determinata età. Non importa quanta luce riceveranno, queste piante inizieranno a fiorire automaticamente dopo un certo periodo di tempo, che di solito è di 2-3 settimane. Questa loro caratteristica l'hanno ereditata dalla Cannabis ruderalis, una particolare varietà di cannabis che, a differenza delle varietà sativa e indica, è autofiorente per natura. Tutte le varietà autofiorenti contengono genetica ruderalis, l'essenza che permette loro di fiorire automaticamente.

La storia dei semi di cannabis autofiorenti

Ci sono diversi vantaggi nel coltivare varietà di cannabis autofiorenti:

  • Grazie alla loro genetica ruderalis, le varietà autofiorenti tendono ad essere più piccole, con dimensioni perfette per l'indoor e per le colture più "discrete".
  • Le varietà di cannabis autofiorenti hanno una breve durata di vita, passando dalla semina al raccolto in appena 8-9 settimane.
  • A differenza delle varietà fotoperiodiche, nelle colture indoor le autofiorenti non devono essere separate a seconda della loro fase di sviluppo (vegetativa o fioritura).
  • Anche coltivandole all'aria aperta si possono ottenere più raccolti all'anno.

Le origini esatte delle varietà di cannabis autofiorenti sono ancora al centro di dibattiti.

La Cannabis ruderalis, una particolare varietà di marijuana usata per dare alle autofiorenti la loro caratteristica autofiorente, fu scoperta per la prima volta nel 1924 da un botanico russo.[1] Questa specie proviene dall'Europa centrale/orientale e dalla Russia, ma si sono trovati esemplari anche in Nord America, come Canada e Stati Uniti.

La ruderalis è conosciuta per le sue ridotte dimensioni e per la sua fioritura accelerata, anche se alcune varietà hanno dimostrato di superare i 180cm e di richiedere oltre 20 settimane per completare l'intero ciclo. Essendo nativa delle zone climatiche più fredde, la ruderalis è particolarmente resistente alle condizioni ambientali difficili e alle estati corte e fredde.

Secondo alcune fonti, i breeder di cannabis iniziarono a realizzare i primi esperimenti con gli ibridi ruderalis negli anni '70. Tra questi breeder ricordiamo Neville Schoenmaker, il fondatore della 'The Seed Bank', oggi conosciuta come Sensi Seeds. Neville e gli altri breeder lottarono per anni per creare un ibrido stabile ed affidabile, composto da questa nuova specie incrociata con genetiche indica o sativa.

La storia dei semi di cannabis autofiorenti

La svolta decisiva si ebbe però con l'arrivo della Lowryder, la prima varietà autofiorente commercializzata su larga scala all'inizio del 2000. Ibridata da Joint Doctor, la Lowryder è un particolare ibrido la cui storia è ancora avvolta nel mistero. Alcuni affermano che si tratta di una varietà ibridata per 9 intere generazioni, il che le avrebbe consentito di stabilizzare la sua natura ruderalis. Altri sostengono che sia invece un incrocio tra una varietà ruderalis ed una Northern Lights #2, ulteriormente incrociato con una William’s Wonder.

La Lowryder è una pianta molto piccola che non supera i 40cm d'altezza ed è pronta per essere raccolta in 6-7 settimane. Provoca effetti psicoattivi molto leggeri e tende a resistere piuttosto bene alle condizioni ambientali più avverse.

Purtroppo, la Lowryder ha ricevuto diverse critiche, arrivando ad essere classificata come una varietà scadente e quasi priva di potenza. Ciò era probabilmente dovuto al fatto che la ruderalis contiene concentrazioni estremamente basse di THC (rispetto alle varietà indica e sativa) o ai suoi effetti particolarmente leggeri. Anche le rese produttive di questa pianta sono piuttosto scarse rispetto alle tradizionali varietà fotoperiodiche.

Tuttavia, le cose sono radicalmente cambiate dal primo lancio della Lowryder. Dopo il suo esordio sul mercato, venne subito lanciata la Lowryder 2, superiore in qualità. Fu infatti la Lowryder 2 a dare speranza alla comunità cannabica: "A questo punto sì che possiamo fare qualcosa di interessante!".

Oggi, le varietà di cannabis autofiorenti hanno generato un mercato molto florido e gli esperti breeder delle più prestigiose seedbank usano ancora la genetica ruderalis (leggi: Lowryder 2) per creare versioni autofiorenti di vecchi classici fotoperiodici, tra cui Northern Light, Haze e molte altre ancora.

Grazie ai progressi fatti nella sperimentazione con le genetiche ruderalis, le iniziali preoccupazioni circa la potenza e la produttività delle varietà autofiorenti si sono ormai dissipate. Oggi, le varietà autofiorenti prodotte dalle seedbank di un certo prestigio sono considerate da molti buone quanto le normali varietà fotoperiodiche.

Questa tendenza ha aperto la strada a diverse opportunità per i coltivatori, consentendo loro di coltivare cannabis di ottima qualità in spazi limitati, per brevi periodi di tempo e in condizioni che in passato sembravano impossibili. Le nuove autofiorenti sono anche indicate per i coltivatori inesperti alla ricerca di piante di cannabis facili da coltivare, senza dover più modificare il fotoperiodo o investire in costose apparecchiature d'illuminazione.

Riferimenti

  1. ^ Wikipedia, Cannabis ruderalis, recuperate December-17-2018
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